Presentazione storica del termine E R E M O  desunta dall’opera storica del S. Calindri.
Riporto fedelmente il testo del 1782 con le forme grammaticali di quel tempo, ove la lettera “s” attuale veniva scritta con la lettera “f”, questo per aiutare il lettore nella corretta forma di lettura.
Descrizione generale dell’Eremo con richiamo ai luoghi in cui essi sono presenti, e al richiamo a quello presente nel territorio di “Casola Canina”.

L’ EREMO

Confifte quefto facro ritiro di Uomini in fpaziofa e pulitamente archietettata Chiefa, nella quale è da offervarfi un bel quadro nell’ altar Maggiore rapprefentante il Santo titolare S. Benedetto, opera del valente pittore Francefco Geffi, ed un altro rappresentante l’ Angelo Cuftode in una delle laterali Cappelle di Vincenzo Epifani


(446 – Confervavafi queft’ ultimo quadro nella Sagreftia a tempi del “Mafini” Bol. perl. par. I. pag 226. ; e nominollo nella fua “Felfina Pittrice il benemerito Co. Carlo Malvafia par. II. pag 264”)
e confifte in due ampi corpi di Fabbrica, in diecifette Celle l’ una dall’ altra difgiunte co’ loro piccoli orti anneffi, ed un vafto recinto murato con orti e bofcaglia.

E’ quefto Eremo uno degli ultimi edificati dalla efemplare Religione detta “Eremitani Camaldolefi di Monte Corona”
(447 – Malamente differo il “Ciatti” ed il “Pellini” nelle loro Storie di Perugia, che ebbe nel 1394 foffe rinunciata l’ Abbadia di S. Salvatore di Monte Acuto, detta poi di Monte Corona, ai Camaldolefi; giacchè dalle Carte e dagl’ Iftromenti confervati nell’ Archivio di quel grandiofo, e deliziofiffimo Eremo fi rileva evidentemente, che dai “Ciftercenfi” fù la detta Abbadia ai Camaldolefi ceduta nel 1435; non ne riceveron però effi le entrate in quell’ anno, le quali, effendo in allora ridotta in Commenda, godevanfi da “Galeotto”, indi da “Fabrizio” , e poi da “Bertoldo” tutti dell’ antichiffima famiglia degli “Oddi” di Perugia fino all’ aqnno 1505, in cui l’ ebbe il Cardinal Gabrielli di Fano, dal quale paffata nel fuo nipote “Galeazzo”, e fattofi quefto Camadolefe, ottenne da “CLEMENTE VII” nel 1523, che con tutti i fuoi beni la fuddetta Abbadia paffaffe alla Congregazione degli Eremiti Camaldolefi, la quale fu poi chiamata di “Monte Corona”, e per le fabbriche da effi Padri fatte a loro comodo nel Monte chiamato con il detto nome. – Arch. di Monte Corona; ed Annal. Camald. Tom. VI. pagg. 142 e 184).

Ad ufo ed a comodo di dieci Religiofi da Meffa, di fette Laici, e di alcuni Serventi Secolari vi fono ne’ due ampi corpi di Fabbrica accennati fopra, Libreria, Foregteria, Refettorio, Infermaria, ed ogni altro comodo e fondaco, che può abbifognare alla fuffiftenza, ed al tenore di vita da’ fuddetti abitanti Religiofi offervata.

Un vago orizonte, ed un ottima aria godefi per tutta la eftenfione del defcritto Eremitorio, fituato nelle alture di una Collina del Comune di Ceretolo in luogo detto i “Pianacci”.
(448 – Fù quefto fito comprato dagli Eremiti dal Senatore Angelo Michele Guaftavillani per lire 1000, come rifulta da un rogito di “Lorenzo Artemini Not.” in data 29. Giugno 1634. Mafini Bol. par. I, pag. 226.)

Non fù quefto luogo, dove piantò per la prima volta nel Bolognefe quefta Religione il P. Alefandro Secchj “Veneziano Eremita” di Monte Corona con alcuni fuoi compagni; giacchè in un terreno dalla Cafa Carbonefi donato ad effi nel 1619 nel Comune di “Casola Canina”, in luogo detto il “Cavagnolo”, e “Magnanigo”, in una fommità di Colle fituato frà i due Fiumi Idice e Zena, edificò detto Padre il primo Eremo con Celle e Chiefa annessa l’ anno mille feicento ventuno;
(449 – Rilevafi dal rogito di “Orazio Montecalvi” Not. rogato il 1 Giugno 1619, che Monfig. Evangelifta, Marco Antonio, e Bonifacio fratelli Carbonefi donarono le terre bofchive, che occupavano i fondi di fopra nominati ad effetto poteffer fabbricarvi il loro Eremo agli Eremiti di Monte Corona, e per effi al P. Secchj. – Fù principiata la detta Fabbrica nel 1621, ed erano le dette Terre nel Vicariato di Caftel de’ Britti, mà nel Comune di Cafola Canina al di quà, o dicafi nella pendice oppofta a Ronzàno, onde quella che và a terminare nell’ Idice. – Non furono efatti gli annalifti Camaldolefi nel defcrivere il fito del detto Eremo, come lo furono efattiffimi nel defcrivere i fatti e le epoche. – Annal. Camal. Tom. VIII. pag.252.)
mà una vafta lavina, che tutt’ ora vedefi, la quale fi eftende fino al fottopofto Fiume Idice, obbligò gl’ abitanti Religiosi a partire del  Mittarelliutto da quel Luogo nel 1662.
(450 – Vedafi quanto ne dicono efattamente i celebri Camaldolefi e Coftadoni nella loro eruditiffima opera. – dagli annali Camaldolefi nel tomo e pagina fopra citata)
altro fegno non lafciando di effere ivi ftato, fe non poche e fdrucite mura, alle quali è rimafto ancora il nome di “Eremo”.

Reftituirono il fondo que’ Padr alla Casa Carbonefi, con la quale fino dal 1640 ebbero qualche contrafto a motivo della Cava di Saffi da Calcina che fotto l’ Eremo faceva, o permetteva ad altri di fare, ad effa attribuendo gl’ iftessi Padri le moffe, che principiò a dare la loro fabbrica.

Comprarono perciò col confenfo del Capitolo generale di Monte Corona gl’ Eremiti di allora Senatore Angelo Michele Guaftavillani il luogo già detto, dove è parte dell’ Eremo prefente, addoprandofi per effi ad ottenere il dovuto permeffo dalla Sacra Congregazione de’ Vefcovi Regolari di Roma il Co. Odoardo Pepoli.
(451 – Nuovi acquifti hanno fatto in feguito i Padri Eremiti nel luogo fteffo, onde hanno potuto molto più dilatarfi nelle loro fabbriche e claufura di quello aveffer potuto fare da principio.)

Gettò la prima pietra nel fondamento di quefto Eremo il 14 Novembre dek 1655 l’ Arcidiacono Co. Carlo Bentivogli in vece, e d’ ordine dell’ Arcivefco “Girolamo Boncompagni”;
(452 – Vedafi il Tomo VIII degli Annal. Camal. pag.252, e più diffufamente il rogito del 14 Novembre 1655. del Not. Carlo Vanotti nell’ Arch. della Menfa Arcivefcovile al protocollo dello fteffo Notaro all’ anno e mefe fuddetto.)
e fervì di Chiefa una Cella dalle altre diftaccata agli abitanti Eremiti, fino a che fù fatta la prefente già defcritta, la quale, abbenchè principiata foffe nel 1676, non fù compita e confacrata prima del 27 di Agofto del 1741 dal Suffraganeo della Chiefa di Bologna Monfig. Giò Battifta Scarfelli, che fece la detta funzione d’ ordine del gran Pontefice BENEDETTO XV, il quale, fin da quando era Arcifefcovo di Bologna, ordinato avea a que’ padri di allora, che la Chiefa compiffero, ed ornaffero della facciata che al prefente fi vede.
(453 – Come efpofta in altro, fà quella facciata col rimanente fabbricato dell’ Eremo una vaga profpettiva che godefi da gran parte della Pianura bolognese offervata, e dalle vicine colline.
Sopra la porta della fteffa facciata fi legge in un riquadro la feguente Infcrizione:)

TEMPLUM HOC DIVO BENEDICTO
SACRUM
SOLEMNI DEDICATIONE
XXVII. AUG. MDCCXLI
INAUGURATUM FUIT
EJUS CELEBRITATI
DOMINICA ULTIMA AUGUSTI
QUOTANNIS ASSIGNATA


Potean le Donne ne’ giorni dedicati alla S. Croce di Maggio e di Settembre godere del paffaggio, e della veduta di quell’ Eremo, effendo ad esse permeffo in detti due giorni di paffare l’ efterno recinto murato della claufura, e di entrare liberamente in Chiefa; mà la rifoluzione prefa nel capitolo generale di tutta quefta Religione pochi anno fono, di chiedere l’ abolizione di quefta permiffione, e lo averla da Roma ottenuta per tutti gli Eremi della medefima, hà levato ancora alle donne bolognefi quefto guftofo spaffetto.