Presentazione storica del luogo limitrofo al Comune di Pianoro, denominato C R O A R A desunta dall’opera storica del S. Calindri.
Riporto fedelmente il testo del 1782 con le forme grammaticali di quel tempo, ove la lettera “s” attuale veniva scritta con la lettera “f”, questo per aiutare il lettore nella corretta forma di lettura.
Auspicando che sia ben accetta l’intenzione, auguro buona lettura al visitatore.

C R O A R A
(vedi nota a)

    Con lo fteffo nome dell’altro sito, ugualmente nominato, comunemente vien chiamato quefto luogo, il quale come avvertì ancora il chiariffimo Abate Trombelli (vedi nota 417), fembra doveffe chiamarfi Corvàra, o Corbàra.
   Con tuttociò per uniformarfi al nome più comune oggi, l’abbiam nominato coi più Croàra; tanto più che con quefto il troviam regiftrato ne’ pubblici libri (vedi nota 418).
    E’ quefto Luogo Comune e Parrocchia; come Comune è compofto di due Popoli uno fotto il nome di Cròara, l’altro fotto quello di Miferazàno, l’un e l’altro di quefti Popoli, uniti fotto la Parrocchia fteffa della Cròara, fanno il numero di 292 Anime divife in 48 famiglie, e confinanti fono all’uno e all’altro Popolo quelli di Monte Calvo, di S. Lazzaro, di Rasftignàno, di S. Rufillo, o dicafi S. Rafaello; e del Farnèto detto il Farné di Pizzo Calvo.
   La Chiefa è di buona architettura, ed una delle belle della Diocefi, adornata di un bel Coro, alla cui coftruzione concorfe la pietà e zelo dell’eruditiffimo P. Abate Ex generale Mingarelli di S. Salvatore, ed è fornita di altari ornati di ftucchi.

    Merita, quefta Chiefa di effere offervata per la politezza con la quale è officiata, e tenuta da zelanti Canonici di S. Salvatore, che abitano nel Monaftero alla fteffa Chiefa unito, ed al quale appartiene; e più lo merita pe’ belli quadri che poffiede, cioè quello dell’Altar maggiore rapprefenta S. Cecilia, titolare della feteffa Chiefa, che è del valente pennello del “Maftelletta”, come lo è l’altro quadro di S. Apollonìa; il quadro della Sacra Famiglia del Bonaroti; quello di S. Antonio del Tiarini; il S. Sebaftiano, e l’altro di Davide con la tefta del Gigante in mano, copie ambedue di confimili quadri del famofo Guido Reni, efeguite da un bravo imitatore della fua maniera, ed un belliffimo Salvatore del Guercino, che prefentemente fta nella Sagrftia.
    Dalle due Ifcrizioni che riportiamo nella fottopofta nota (vedi nota 419), efiftenti la prima in una parte del Coro, la feconda fopra la porta maggiore del Tempio, avrà il leggitore la notizia delle reftaurazioni, e della Confacrazione dello fteffo.
   Hà fotto di fe, quefta Parrocchia, otto Oratori cioè B. Vergine de’ Bofchi; S. Maria di Miferaziano; S. Andrea di Miferaziano; S. Maria della Stella del Roncaglio; S. Anna de’ Maràni; S. Giufeppe del Zanetto; San Giufeppe del Govòne, e S. Filippo Neri del Palazzo Fibbia (vedi nota 420).
    Gode di un’aria ventilata, e buona quefto Territorio, nel quale muoion di adulti un uno per cento all’anno.
    Abonda in Frutte, in Ghianda, in Bofchi a Legna, ed in Pafcolo ad erba, che fi ricava dalle fue molte terre a fodo; fcarfeggia a Seta, e più a Canape; non è molto abbondante di Uva, la quale però è preziofa, e fà Vini delicati e generofi (vedi nota 421); quattro mifure circa per ogni mifura di femente di Grano, due circa dei pochi Marzatelli che quivi fi feminano, fono gli altri prodotti di quefto Territorio, dal quale fi raccolgono altrfì Carcioffi in quantità non indifferente.
   Un folo Sarto è l’artifta che trovafi fra quefta Popolazione, la quale non può molto fervirfi delle acque che fcaturifcono al di quà e al di là della lunga e larga vena di Geffo, che attraverfa quefto Comune, per effere amarognole.
   Il terreno di quefto Territorio è nelle alture delle fue Colline, e nelle pendici quafi generalmente coperti di fabbia giallaftra mefcolata con creta, e traverfata da banchi induriti quafi a confiftenza di Pietra Rocca, la mefcolanza della Creta, in maggiore ed in minor dofe rende più o meno adatti i campi a dare buoni raccolti.
   Tutta quefta maffa di qualità del terreno, che più piedi di groffezza fi profonda quafi generalmente in tutta la fuperficie di quefto Territorio, pofa fe fteffa fopra una bafe di Creta e di Argilla, la quale non fi moftra all’occhio di un offervatore, fe non che nella profondità de’ Foffi e de Rii, ed in qualche pendice de’ fuoi Valloni.
    Si fanno trovando in mezzo ed in fuperficie delli fin qui defcritti ftrati arenofi, o fabbionici, e ghiajofi; belli pezzi di Alabaftro venato; gogoli di Diapfro; non piccole pietre di Agata, e quantità di Selci carneoli, onicini ecc.
    Di quefti ultimi fe ne trovano non pochi nel fito detto Stradello delle Gioie.
    Oltre a quanto fin qui abbiamo defcritto, fi ftende una continuata larga e profonda venea di Geffo fpeculare, che può dirfi Collina, attraverfo di quesfto Territorio, prendendo la direzione da Ronzàno di Cafola Canina a S. Donato di là da Savena.
    Nel fito detto il Caftello, dove in fatti era piantato l’unico Caftello della Corvàra, paffa fotterra un lungo naturale Acquedotto o Meandro, per quale fi conducon fino in Savena le acque di un ampio e profondo Vallòne, che fi dilata ancora nel contiguo Territorio di Monte Calvo, le quali acque, fenza quefto naturale sfogo, formerebbero un ampio e cupo Lago nel luogo dello fteffo Vallone.
    Orrido è ancora nel fuo principio lo afpetto della profonda balza, o dicafi del primo dirupo di quefto Meandro, ma è altrsì vago e pittoresco, ed è ripieno di Alabaftri e di una Incroftazione tartarofa (vedi nota 422) indurita quafi a confiftenza di Agata, della quale ne abbiam veduto un pezzo di fuperficie poco meno che un piede bolognefe in quadrato, e della groffezza di circa tre oncie dello fteffo, attraverfato nel fuo campo da una ftrifcia variegata da tre vivi colori a modo di Naftro, o dicafi di una Fettuccia o Cordella, di belliffima figura, e di vaghiffima comparfa.
    Sembraci che non farebbe inutile lo aprirfi per dentro dello fteffo Meandro un praticabile Paffo, pel quale poter vedere fe fiavi quantità delle cofe fuddette, onde fi poteffero eftrarre gl’Alabastri, e le Incroftazioni in pezzi di varia grandezza, nel cafo la quantità corrifponderebbe alla fpefa in modo utile per farne ufo in ornati Altari, di Tavolini, di Porte, e di altre confimili cofe.
    Se ci è lecito parlare cofì, defideriamo, che feco noi gareggiando con una utile e lodevole invidia, perfone fpregiudicate, dotte, e ripiene di patrio zelo, contando per nulla il non effere noi nati fotto quefto Cielo (accidente cge folo fenz’altro pregio unito non caratterizza il vero, il buono, e l’utile Cittadino), tengsn dietro alle noftre fcoperte, e cerchin renderle utili col fatto alla propria Patria, unica mercede che auguriamo alle noftre fatiche, unite a gravofe fpefe, che volentieri abbiamo fa grificato, e fagrificheremo al merito bolognefe, ad onta di qualunque maggior fatica, o di qualnque male inefa, che cerchi rendere meno grato, quanto abbiam fatto, per non renderci inutili nella noftra dimora, e per non meritarci il titolo di gravofi, per folo riempire un vuoto con un di più fra tante migliaia, abbenchè fenza fpefa di qualcuno.     Lo storico Mafini (vedi nota 423) ci dà luogo in quefto articolo di folleticare la bolognefe induftria a non effere da meno di Calabrefi, col prevalerfi della dolcezza del proprio Clima, èer allevare piante di Alberi adattate a produrre quantità di vera Manna (vedi nota 424), ed arricchire con quefto nuovo prodotto il patrio Commercio, fenza timore di rovinare i piantamenti, o dicanfi piantate delle Viti, degl’Olmi ecc. (Vedi nota 425).
   Neffun Borghetto o Villaggio vi è in quefto territorio, e perciò paffiamo ad efporre parte delle fue memoria antiche, appartenendo le altre alla ecclefiaftica erudizione, che però fi daranno ne’ promeffi Elenchi.
   Che abbia con altri efiftito nel Territorio bolognefe il Caftello della Corvàra nel diftretto di quefto Comune ne’ Secoli intorno al mille è indubitato (vedi nota 426).
   Che abbia avuto i fuoi particolari Conti, che quefti poffino effere ftati antenati de’ Conti da Panico, o d’altra ftirpe; fe non è ugualmente indubitato, non è ficuramente contanto ofcura la cofa, che non poffa venirfene in chiaro (vedi nota 427).
    Che poi foffe quefto, o l’altro nell’antecedente articolo defcritto, che il Senato bolognefe faceffe munire di nuove guardie ed attrezzi militari nel 1297, non è tanto certo, quanto lo vuole la Storia Mafini (Vedi nota 428), al quale chi sà, fe era nemmeno noto, che l’altro efifteffe.
   Quando poi abbia del tutto ceffato di efiftere, e rimafto fia, come al prefente, il folo nome di Caftello al luogo dove, e la fua Ròcca, ed il fuo abitato, e la fua Chiefa Parrocchiale, e forfe Convento, efifteva (vedi nota 429), altri lo cerchi fe può rintracciarlo, giacchè la Storia bolognefe, e le memorie efiftenti negli archivi fino ad ora ad altri, ed a noi note, lo nafcondono nelle più folte tenebre, quando dire non fi voleffe, che dopo la battuta data vicino a Faenza (Vedi nota 430) da Lambertazzi a Bolognefi Geremei, per l quale venner poi i primi a defolare varie Caftella nel bolognefe, fpecialmente fuori Porta S. Stefano (Vedi nota 431), debba crederfi fucceduto il totale efterminio di quefto Caftello, e de fuoi anneffi, o nell’anno 1293 nel quale fece il Senato demolire quantità di Caftella nel fuo Territorio.

    Certo è che nel Secolo fuffeguente, e dopo non fi nomina più nelle pubbliche Carte, che col folo nome di Comune, o fia ftata cagione la vicinanza della Città, o l’ameno foggiorno, e l’aria buona che godefi dalle Colline di quefto Comune unitamente ad un eftefo e vaghiffimo orizonte, o altra diverfa ed a noi ignota; certo è altresì, che varie famiglie comode e dell’ordine civico hanno abìtato in quefto Territorio dal principiare del terzo decimo Secolo fino a dopo la metà del decimofefto (Vedi nota 432), effendo ftate foggette alcune a difgrazie, ed a dolorofe vicende, altre ad effere ammeffe all’onore della Cittadinanza bologefe.    Anzi nel 1404 il Cardinale Baldaffarre Cofcia Legato di Bologna volle, che foffero tutti li fuoi abitanti confiderati come Cittadini Bolognefi (Vedi nota 433).
    Fe quefto privilegio abbia avuto vigore negli anni dopo, non fappiamo accertarne i leggitori, ci fembra, che non abbia avuto grande fuffiftenza, e per le aggregazioni che troviam fatte di vari di quefto Comune alla Cittadinanza, come può rilevarfi dalla nota (Vedi nota 432), e per l’eftimo viftofo che rileviamo dalla Taffa del 1451. avere ne’ pubblici regiftri i Fumanti di quefto Comune; coficchè credere dovrebberfi, o che le comode famiglie foffero ite in rovina, o che poffedeffero per la maggior parte fuori di quefto territorio, lo che in que’ tempi non folea fuccedere come ne’ noftri, ne’ quali il modo di vivere, le leggi, i coftumi, le ufanze han cambiato faccia all’Italia tutta.
   Se il dovere per neceffità ne’ promeffi Elenchi riportare i documenti, che la origine della celebre Abadia e Monaftero di S. Cecilia della Croàara moftrano non lontana dal mille; che il fuo fiorire e decadere fotto l’inclita Vallombrofana Religione additano; che le vicende e le riforfe fotto la prefente de’ RR. Canonici di S. Salvatore infegnano non ci obbligaffe, per non allungarci con inutili ripetizioni, a rimettrne il leggiotre alla detta noftra feconda opera, per effere a giorno; avreffimo qui un largo campo di dimoftrare le utilità, e lo fplendore, che quefto Monaftero hà ne’ diverfi fecoli apportato alle religioni Vallombrofana, e de’ Canonici Regolari di S. Salvatore, alla Città, ed a Popoli circonvicini; ma richiedendo da noi l’adottato ed intraprefo fiftema di feparare la profana dall’ecclefiaftica Storia, darem termine al prefente articolo.


VEDI NOTE:
(a) – In una Collina lontana tre miglia da Bologna in aria ottima, ed in fito dal guale fi gode uno de’ più vafti orizonti del territorio fuori di Porta S. Stefano.

417 – Mem. delle Canon. di S. Maria in Reno e di S. Salvatore – cap XXXI, pag.123.

418 – Catalogo delle Comunità pag. 9. – Montieri Catalogo delle Chiefe pag. 32 – Diario Bolognefe pag. 216.

419 – Vedi nota cliccando QUI

420 – Magnifico è quefto ultimo Oratorio pubblico eretto con Breve di ALESSANDRO VII in data 11 ottobre 1661 – Il quadro del Santo titolare è di Francefco Monti, e del Bibiena è l’ornato dipinto intorno allo fteffo. E’ quefto Oratorio fornito di ricche fuppellettili aneffo ad un palazzo Villa, che com’effo appartiene alla Famiglia Fibbia Fabbri de’ Principi del Medico, una delle Senatorie di Bologna, e nota in Italia per la fua origine da Francefco di Orlando figlio di Caftruccio Caftracani Duca di Lucca. – Dolf. Cron. delle Fam. nob. di Bol. pag.220, e P.Gamurini Fam. degli Antelminelli Caftracani di Lucca – Tom. IV. fogl.192, ed è nota per effere imparentata con varie famiglie illuftri di Germania e d’Italia, frà le quali quella de’ difcendenti di Gilberto d’Auftria de’ Principi di Correggio; quella de’ Conti d’Arco; e de’ Conti di Thun, di cui è ora il Principe regnante di Trento; de’ Conti di Firmian di cui è ora il Cardinal Prencipe di Paffavia; de’ Marchefi di Gonzaga, de’ Conti Pallavicini ec.ec. – Vedafi P. Domenico Gamberti: Trat. apolog. del fangue ital. Ven. Poletti 1719 par I. pag.81. – Nel fuddetto Palazzo, oltre un deliziofo ed ampio orizonte che godefi dalla fua loggia e fineftre, vi è di raro dodici bufti di terra cotta di grandezza più del naturale, difegno ed opera de’ valentiffimi Profeffori Algardi, & Lombardi, e rapprefentanti dodici illuftri e celebri Donne Bolognefi, cioè: Elifabetta Sirani, Bettina Calderini, Dorotea Bocchi, Lavinia Fontana, Properzia Roffi, Giovanna Bianchetti, Madalena Bonfignori, Cornelia Zambeccari, Ippolita Paleotti, Betifia Gozadini, Novella Calderini e Coftanza Bocchi.

421 – La diligente attenzione dell’odierno erudito Reverendiffimo P. Arcangelo Ferratini Abate attuale, ed il genio e cognizione che hà lo fteffo della buona Agricoltura, è ftata quella, che con addatti lavori, e con bene intenfi piantamenti di Alberi di varia forte, di Viti,hà aumentato a più doppi le entrate del Monaftero di S. Cecilia della Croàara, e con quefto aumento hà moltiplicato i fuffidi caritatevoli, che quefto Monaftero fomminiftra ai poveri della Parrocchia. – Noi cerchiamo di eternare i nomi di quefti benemeriti della Umanità, per procurare la dilatazione di quefti benefici, rifvegliando la neghittofità di alcuni. – Il Vino fcelto che lo fteffo Padre cava dalle piante piantate in qualche quantità, bevuto dagli intendenti di Vini delicati, può fare fempre più credere praticabile il vantaggio, che il Bolognefe ricavare potrebbe da quefto ramo di commercio.

422 – Stallaftites Spathofus folidus – M. Guettard membro dell’Aaccademia delle Scienze di parigi 1754.

423 – Dice il fuddetto Storico nella fua Bolog. Paerluftr. Par.I, Pag.28. – E’ cofì temperata l’aria di Bologna, che non vi mancano luoghi anche Suburbani, come il Comune della Cròara tre miglia proffimo alla Città, dove la rugiada nel tempo maffime della Primavera fi congela in Manna (Lo Storico non fapeva ne quali piante, ne in quale Stagione fi raccolga la vera Manna) fu le foglie degli Alberi, onde fu quelle de’ Fichi, e degli Olmi particolarmente fe ne vedono, e guftano frequentemente le gocce di color Miele, e del fapor foaviffimo del Zuccaro.

424 – Noi abbiam veduto, nel lavorare per la Geografia dello stato Veneto, allignare le neceffarie piante ottimamente nel Trevifano, e ne’ paefi contigui, ne’ quali il Clima è molto inferiore a quefto Bolognefe.

425 – Per quelli i quali vorran lafciare a parte il micidiale pregiudizio della buona e della utile Agricoltura, cioè il credere, che per certi prodotti vi voglia, quafi dicafi, un Clima del terzo Cielo; noi ci pregeremo all’articolo generale Agricoltura, e della Manna, e de’ ricchiffimi prodotti del Zafferano, e del Bombage, o Cotòne, dirne quanto bafta, perchè poffa, a chi lo voglia, approfittarfi di quanto abbiamo offervato, e raccolto ne’ noftri viaggi dentro e fuori d’Italia, che ci gloriarem fempre di fvelare fenza miftero a pubblica utilità, con la viva brama di vedere qualcuno approfittarfi di qualche noftro fuggerimento, e defcrizione rilevata dal fatto, ed efpofta con candore, e con quella chiarezza, con la quale le cofe da noi vedute fon capaci di farci efporre.

426 – In un iftromento di una enfiteofi confervato nell’Archivio de’ RR. Canonici di S. Salvatore Caf. 7. n.1. rogato da un Pietro Notaro alli 26 di Aprile del 1084, fi legge:”Ideft infra curte de Caftro Corvaria,.” ed in fine ” Hactum in Caftro quod vocatur Corvaria”.

427 – Si efporrà da noi nel fuo vero lume quefta cofa nuova nella bolognefe iftoria, ne’ promeffi Elenchi, o nelle illuftrazioni ai documenti, da’ quali faranno accompagnati, ed ivi diremo i motivi, pe’ quali non l’abbiam fatto nel prefente articolo.

428 – Bolog. perluffr. Par. II. pag. 529. 22 Novembre “Nella fuddetta Villa della Corvàara era un caftello, che dal Senato di Bologna del 1297 fù munito “, come notò il Ghirardazzo Par.I. fogl-351 – Deve avvertifi, che la Caftella nominate al luogo citato, efiftevan tutte preffo il confine, e folo farebbe ftato fulle parte quafi della Città munito quefto della Corvàra, quando, come vuole il Mafini, di quefto doveffe intenderfi per il munito un quella occafione. – Anzi fi avverta, che il Ghirardacci dice “…e d’gni cofa neceffaria munirono Bazzano, Toffignano, Corvàara..”, chiaro indizio che quella di Cafale fuori di Porta Maggiore, e non quefta foffe di cui trattiamo.

429 – Da un Iftrumento di donazione rogato da un Notaro Anfelmo alli 6 di Luglio 1181. Caf. 75. num.15 Arch. de’ RR Can. di S. Salvatore fi rileva quanto affermiamo, poichè fi legge in effo “… hoc donacionis inftrument. prefenti die dono in honorem Dei & Ecclefie Santi Johannis que conftructa in Caftro Corvara ed Doni pbri Rainerii predicte Ecclefie fuorumque fratrum hac fucceforum proprium in perpetuum & c….. Et ego Imilda volo permanere ad fervicium predicte Ecclefie pro converfa &c..” Vedanfi i promeffi Elenchi, e loro Appendice.

430 – Succeffe il fatto d’armi nel 1275 al Ponte S. Procolo vicino a Faenza.

431 – Ghirard. par. I an 1275. pag 228. libr. VII… e feguitando li Lambertazzi la loro Vittoria, vennero nel territorio di Bologna mettendo a ferro, e fuoco le Vigne, gli arbori, le biade, e le cafe, e prefero Bisàno, Sefto, Loiano, et altri Caftelli con grandiffimo danno de’ Bolognefi.

432 – Nell’Archivio di S. Gio. in Monte vi fono vari rogiti di Rainerio dalla Croàra, Pietro di Alberto Miferazzano, Guido da Miferazzano Notaro, Gerardo di Guidone da Mieferazzano. – Nel libro dell’Eftimo de’ Cittadini del 1281 vi fono le partite di Michelino della Crovàara; di Dondideo de’ Folli dalla Cròvara; di Simone, Giovanni, e petronio qu. Ugolino dalla Corvàra. – nelle aggiunte agli Eftimi de’ Cittadini del 1330 vi fi legge Giacomo qu.Albertino qu. Enrighetto dalla Corvàra ll.700. Aldoino qu. Bartolomeo de’ Dotti ll.125. Niccolò qu. Dottino Dotti ll. 300 Dalle Vacchette delle aggregazioni alla Cittadinanza bolognefe vi fi leggono nel 1350 22 Settembre Guizzardo di Bencivenne detto Enrighetto di Ghirardello Bencivenni dalla Corvàara. – Nle 1385 Floriano di Ser Biagio di Gherardo detto Gardo Carboi. – Nle 1453 fù appiccato Lazzaro dalla Corvàara, perchè fu uno di que’ congiurati, che dar volevano la Città, o Medicina ad Antonio di Giovanni Fantuzzi. Ghirard. Par II. pag 337. – Nel 1514 alli 17 Ottobre fu aggregato alla Cittadinanza Taddeo di Bartolomeo Mogni dalla Corvàra. – Nel 1535 Ghinni dalla Corvàara. – Nel 1550 un altro Ghini dalla Corvara, e nel 1555 peppi dalla Corvàara.

433 – Il legato di Bologna a quei della Corvàara, e di Montecalvo conceffe grazia, che effi, e li loro difcendenti foffero efenti dal Vicariato (forfe di C. de’ Britti) al quale erano fottopofti allora, e dal Contado di Bologna, e di effere ridotti allo ftato delle Cappelle, come coftumavano gli altri Cittadini di Bologna dello Stato, e nel numero delle Cappelle della Città, aggregandoli, volle, che in alcun modo non poteffero effere aggravati, fe non come erano foliti di effere aggravati gli altri Cittadini dello Stato e del numero delle cappelle. – Concedendo loro, che poteffero godere quei priviliegi ed immunità, che gli altri Cittadini dello Stato e numero di delle Cappelle di detta Città godono. Ghirard. P. II. lib. XXVIII pag 552. mafini Dom. e Gov. di Bologna pag.159.